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Profilo Storico

Il territorio di Montalto dell'antichità

Numerosi reperti di varie epoche attestano la presenza dell'uomo da tempi remoti; al periodo Neolitico (ca. 8000 a. C.) è da riferire il villaggio di capanne di cui sono state rinvenute tracce in contrada Montecalvario, sulla sponda sinistra del fiume Aso. Alla zona del resto è stato imposto il vincolo ai sensi della legge 1089/39 dalla Sopraintendenza Archeologica di Ancona.

Altro importante rinvenimento è quello di un antico insediamento in contrada Sant'Alberto, nei pressi dell'attuale campo sportivo, attribuito alla Civiltà Appenninica (ca. 2000-1500 a. C.).
Tale civiltà fu il prodotto di popolazioni seminomadi dedite principalmente alla pastorizia e ad una primordiale attività agricola. Si sviluppò durante il passaggio dall'ultima età della pietra a quella dei metalli.
Il sito presenta materiale litico e in bronzo; sono stati raccolti frammenti di ceramica di tipologia protopicena, una cuspide di freccia, un punteruolo di bronzo e vari frammenti di selce lavorata.

L'Archeoclub di Montalto ha censito nel territorio comunale 26 insediamenti di epoca romana, 14 di epoca protostorica (neolitico, appenninico, piceno) e 13 di epoca medievale.

L'età romana

La base economica principale dell'agro ascolano era certamente l'agricoltura, della quale diversi autori antichi, trattando del Piceno, sottolineano la ricchezza e la varietà.
Va ricordato a questo proposito l'esteso racconto che Polibio ci ha lasciato del passaggio di Annibale nel 217 a. C. nella nostra regione. Il Piceno viene descritto come un paese ricco e fertile di prodotti di ogni genere che permisero all'esercito cartaginese di ristorarsi dalle fatiche, di curare i propri malanni e caricarsi di bottino.
Orazio e Giovenale lodano in particolare le mele che, per l'aspetto inviante e per il sapore, superavano quelle rinomate di Tivoli. Marziale e Plinio decantano la qualità e la bontà delle olive picene in salamoia, dette colymbades e delle olive nigrae maturate al gelo...

Il territorio di Montalto, per il suo carattere collinare, per la presenza di valli abbastanza ampie e fertili e per l'abbondanza di sorgenti, aveva tutte le peculiarità per uno sfruttamento a fini agricoli. Non mancano infatti reperti archeologici collegabili ad attività agricole, come una base in travertino di un torculario, una piccola macina in granito, una macina in arenaria a forma cilindrica, una vasca olearia di travertino, un grande dolio e diversi di anfore vinarie.

La carta archeologica del territorio per il periodo romano evidenzia la distribuzione sparsa della popolazione nelle campagne.
Oltre a questo assetto stanziale sparso della popolazione rurale, che si è del resto perpetuato fino ai nostri giorni, è da supporre anche una densità abitativa piuttosto elevata, dato che parecchie zone del territorio sono interessate da ritrovamenti di epoca romana.

Le case e ville rustiche si trovano spesso in prossimità di corsi d'acqua e di sorgenti, in posizione dominante lungo le fasce collinari mentre fondi vallivi erano lasciati liberi per le coltivazioni.
Gli insediamenti individuati si distribuiscono su fasce parallele al corso del fiume Aso oppure sembrano dislocati lungo due direttrici di comunicazione con andamento Nord-Sud. L'una dal Tesino, passando per Montalto, si dirige verso la Val d'Aso e confluisce nei pressi del tempio romano di Cuma di Monterinaldo e l'altra dal Tesino, passando per Porchia, si immette nella Val Menocchia.

Il Medio Evo

Lo storico locale Can. Francesco Pistolesi fa risalire l'origine di Montalto alla fusione di cinque piccoli castelli: Monte Patrizio, La Rocca, Montaltello, San Giorgio e San Lorenzo: "Il centro di Monte Patrizio era formato dall'odierno Cassero e quello della Rocca dal monticello dove emerge il fabbricato del Teatro detto appunto della Rocca ... Montaltello era nella contrada omonima detta oggi semplicemente il Monte. Vicinissime tra loro, ma distanti oltre un miglio da Montalto, erano San Giorgio e San Lorenzo, nelle contrade Cerreto e San Lorenzo ... Le rovine di Montaltello vennero scoperte nel 1750 nella sommità del Monte da mons. Centini, governatore e poi vescovo di Montalto, quando intraprese la costruzione del Romitorio”.
Attesta l'insediamento sul colle un'epigrafe del 1650 che riferisce di antiche rovine:

AEDICULAM
TEMPORUM INIURIIS IAMDIU
IN RUDERIBUS IACENTEM
PER
VENERANDI SUI SIMULACRI
PIAM EXPOSITIONEM
DEIPARA VIRGO LAURETANA
SIC
EXCITAVIT
ANN. IUBILEI. M.D.C.L.

Vasti possedimenti ricadenti nel territorio di Montalto erano proprietà del potente signore di origine longobarda Longino di Attone che nel 1039 dona una immensa proprietà di modiorum quadraginta millia, pari a ha 7681,80, al Monastero di Farfa.
In questo periodo il castrum si presenta anche con l'attuale denominazione, come attestato da un privilegio di Enrico IV del 1 giugno 1074: non apparteneva a nessuna diocesi (nullius diocesis) perché, come detto, era compreso nelle terre poste sotto il controllo dei monaci di Farfa insediatisi in Santa Vittoria in Matenano.

Intorno al 1119 l'abate Berardo III consolida fortemente la presenza di Farfa nel Piceno e, tra le altre iniziative, acquista anche il castrum di Montalto (Monte Patrizio), dalla posizione strategicamente importante perché posto su un alto colle, tra due fiumi e quasi al centro dei possedimenti farfensi:

"Castrum Montis de Novem cum maximo labore ad effectum perduxit. Oppidum de Morricone construxit, et Canosam acquisivit, et castella filiorum Zaccionis, scilicet Castanee montem, Mortam montemque Aionis. Item Patrinionem, et montem Patricium...”.

Significative tracce del periodo di Federico II sono attestate da un formulario di "abiura” con cui i partigiani dell'imperatore giuravano fedeltà a papa Innocenzo IV. Tale documento è stato scoperto dai Proff. Koch, Höflinger e Brantl dell'Università di Monaco di Baviera ai quali si deve anche la trascrizione della significativa ed originale epigrafe della Porta del Borgo di Patrignone, costruita nel 1262, all'epoca di Re Manfredi, figlio naturale di Federico II:

"A.M.C.C.L.X.I.I. IND(ICTIONE)..V. M(ENSE) AG(USTI) REGNANTE
D(OMIN)O MANFF(REDO) REGE REGNI EI(US) (…) PORTA F(A)C(T)A FUIT P(ER)
MAG(IST)R(U)M THOMA(M) D(E) MOLLEROBIANO T(EM)P(OR)E MASSA
RIE G(UI)LL(ELM)I BE(NE)DICTI+ ANNO X SUB MILLENO. VENIT ATQ(UE)
DUCENTENO P(ER)SISTENTE LXO MAXIMUM P(RO)DIGIU(M) MAG(…) SENEX
ET INFA(N)TES IBA(N)T R(…) SIC ORA(N)TES ALTIS VOCIB(US) CLAMA(N)TES
MISS(…) D(…)”.

Agli inizi del sec. XIV Montalto è libero comune e come tale partecipa nel 1306 al parlamento di Montolmo "pro pacificatione et reformatione provinciarum Marchiae Anconitanae”, inviando rappresentanti del potere civile, al pari delle altre terre limitrofe.

Nel 1320, sotto la guida del suo rettore e giudice, Francesco di Gualtiero di Offida, Montalto provvede a far redigere un catasto per mano del notaio comunale Uguccio Nicolucci, di rilevante importanza in quanto risulta essere uno dei più antichi delle Marche. Consente non solo di avere una prima descrizione del territorio con la superficie accatastata, pari a oltre 137 modioli, ma anche sorprendenti indicazioni sulle colture, testimonianze di antiche presenze storiche e aspetti specifici della configurazione del territorio, rivelati dai toponimi.

Nel 1337 Montalto subisce l'aggressione di Porchia, Rotella, Force, Montelparo, Montegallo e Arquata, ottenendo poi il risarcimento dei danni subiti per intervento del Rettore della Marca Corrado Sabelliano.

Nel 1404, i montaltesi, alleatisi con i porchiesi e altre genti del Presidiato, assediano il castello di Mortula e, dopo esservi penetrati, con probabili complicità interne, lo saccheggiano e lo danno alle fiamme. Dapprima condannati alla pena capitale (ultimo supplitio plectendos fore comdemnavit) e alla confisca dei beni per risarcire il signore del castello, il potente fermano Antonio Aceti, sono poi assolti nel 1407.

Durante lo scisma d'Occidente Montalto si sottrasse per più di un anno all'obbedienza di Gregorio XII e parteggiò per l'antipapa Baldassarre Cossa (Giovanni XXIII). Successivamente ritornò a Gregorio XII ottenendo il perdono. Cessato lo scisma con l'elezione di Martino V, questi nel primo anno del suo pontificato (14 ottobre 1418), concedeva a Montalto la facoltà di eleggere autonomamente il Podestà e gli altri pubblici ufficiali.

L'importanza del territorio è testimoniata dalle numerose dispute di confine tra comuni limitrofi, capaci di protrarsi per decenni prima di trovare una soluzione. Significative le liti con Montedinove e Porchia agli inizi del '400 e Monterinaldo nel secolo successivo.

Con licenza del Cardinal Legato Santacroce, Montalto costituì nel 1441 un piccolo corpo di armati che tuttavia non poté opporsi alle truppe di Francesco Sforza che nel 1443 occupò parecchie terre della Marca.

Il 21 marzo 1452 il Commissario Apostolico Gabriele de Massiolis di Camerino è a Montalto, nella Chiesa di Santa Maria ad Collem dove annuncia pubblicamente che, in esecuzione della volontà pontificia, tutti i montaltesi che detengono, senza diritto, proprietà della Chiesa di Santa Lucia e di Mortula, spettanti a Porchia, devono riconsegnarle nei termini stabiliti, a pena di scomunica (excomunicatos pronuptiare).

In un elenco redatto nel 1481 per rispondere ad una tassa imposta da papa Sisto IV, Montalto risulta composta di 140 fuochi (famiglie).

L'Epoca moderna

Nel 1517, Francesco Maria della Rovere, in guerra con papa Leone X, invade la terra della Marca e devasta Montalto; le strade sono sconvolte e le mura abbattute.

L'attenzione alla realtà del territorio è data dalle 5 rilevazioni catastali cui la comunità procede nel corso del sec. XVI; di queste certamente la più elegante e pregevole è costituita dal Registro del Catasto del 1520 "fatto" dall'agrimensore Giorgio di mastro Arcangelo di Monte San Pietrangeli, "scritto e pubblicato" dal notaio Fabrizio di Simone.

Nel 1521 nasce felice Peretti, il futuro papa Sisto V, da umile famiglia oriunda di Montalto ed esiliata ad decennium a Grottammare. Il giovane Felice a 10 anni entra nel Convento di San Francesco delle Fratte di Montalto; nel 1586 è eletto superiore dei Minori Conventuali da Pio V; nel 1567 è ordinato vescovo, nel 1570 è nominato cardinale; sarà papa dal 1585 al 1590.

A partire dalla sua nomina cardinalizia Felice Peretti favorisce in tutti i modi Montalto, sua patria, nei cui confronti tiene sempre un comportamento estremamente generoso e che in quell'anno era ancora un modesto borgo rurale fortificato che contava solo 120 fuochi rispetto, ad esempio, ai 500 della vicina Offida.

Nel 1576 Felice Peretti, con il suo "interventu, auctoritate, et paterno consilio, et persuasione" riesce a dirimere una seria disputa tra Montalto e Porchia in merito a certi mulini sull'Aso e sul Menocchia:
"Vertente lite, causa, et differentia inter Universitatem et Homines Terre Montis Alti et Universitatem et Homines terre Porcule super quibusdam Molendinis frumentariis sitis uno in flumine Asonis, altero vero, in flumine, sive rivo Monocule...".

Negli anni successivi una serie di benefici vengono concessi dal Cardinale a Montalto: concessione di un mercato settimanale, istituzione di un medico condotto, fondazione di una scuola ginnasiale.

Il 24 aprile del 1585 il Cardinale Felice, figlio di Piergentile detto Peretto e di Mariana da Frontillo, nel ducato di Camerino, viene eletto Papa con il nome di Sisto V.

Postquam nos Nello stesso anno il concederà a Montalto nuovi benefici: libero commercio nella zona, diritto alla nomina del podestà e del giudice, esenzione per otto anni dal pagamento delle tasse, elevazione a Collegiata con capitolo di canonici della chiesa matrice Santa Maria ad collem. Con bolla Super Universas Montalto diviene Diocesi, acquista il titolo di Città e la sua chiesa è eretta in Cattedrale. Inoltre con il breve Postquam nos viene istituito un nuovo presidiato di cui Montalto è capitale, svincolandosi dal governo di Macerata.

Leges ac Iura Municipalia Nel periodo 1586 / 90 a Montalto viene istituita una zecca, aperta una tipografia, impiantato un lanificio e progettata una conceria. Nello stesso anno, per i torchi del Veneto Giovanni Giubar, vengono stampati gli statuti "Leges ac Iura Municipalia"; un poderoso volume predisposto dai maggiori giuristi dell'epoca, quale summa giuridica della nuova Città.

Oltre alle riforme amministrative ed istituzionali Sisto V promuove per Montalto un grandioso programma di sviluppo edilizio. L'architetto militare Pompeo Floriani è incaricato di progettare l'espansione ed il conseguente ampliamento della cinta muraria. Successivamente lo stesso Domenico Fontana, architetto pontificio, è incaricato di recarsi a Montalto per controllare l'operato del Floriani. Fontana redige un suo progetto per l'ingrandimento di Montalto che è illustrato in un affresco nel salone sistino della biblioteca vaticana.

Il progetto di Fontana prevedeva lo spianamento di una collina esterna alle mura sul lato Nord per edificarvi una grande piazza su cui dovevano prospettare la cattedrale e il palazzo della Signora (Camilla Peretti), sorella del papa.
Dalla piazza doveva partire verso nord l'espansione urbana con strade diritte organizzate secondo un reticolo ortogonale. L'attuale configurazione della cittadina risente visibilmente del progetto, anche se la sua realizzazione è stata solo parziale e differita nel tempo.
Il progetto è controllato molto accuratamente ed approvato da Sisto V il quale vi aggiunge "di sua mano quello che desiderava".
Nel 1588 si iniziano i lavori dello spianamento del colle sbancando, secondo il Fontana, "più di sessantamila canne di terra".

L'anno successivo Monsignor Fabio Biondi, Patriarca di Gerusalemme, conterraneo di Sisto V, viene incaricato dal papa di fornire una minuziosa relazione sui lavori in corso a Montalto. Da essa apprendiamo che lo spianamento del colle è già ben visibile, è stato costruito il primo bastione, è stata progettata la piazza, grande come quella di Ascoli, e sono state gettate le fondamenta del palazzo che doveva fronteggiare la cattedrale.

Il 27 agosto 1590 muore Sisto V.

Montalto è un grande cantiere che viene interrotto senza che nessuna delle opere volute dal papa sia stata portata a termine. I lavori si fermano in gran parte per l'interruzione dei relativi finanziamenti, oppure rallentano vistosamente.
È indicativa la vicenda della cattedrale i cui lavori vengono fatti proseguire dal nipote di Sisto V, il cardinal Montalto; vi lavora tra l'altro Domenico Rinaldi che progetta il piano inferiore del Tempio. Alla morte del cardinal Montalto i lavori si interrompono nuovamente e tra soste, riprese ed interruzioni la torre, la cupola ed il portico vengono compiuti nel 1896. È notevole in questa ultima fase l'intervento progettuale di Luigi Poletti.

Si può affermare, in definitiva, che con la chiusura del periodo sistino, si ferma di colpo a Montalto una fase di sviluppo intenso e sproporzionato.

Montalto è capitale del Presidiato omonimo fino all'avvento dei francesi (1798) con giurisdizione sui comuni di Castignano, Cossignano, Force, Montedinove, Montefortino, Montegallo, Montelparo, Montemonaco, Monterubbiano, Offida, Patrignone, Porchia, Ripatronsone, Rotella, Santa Vittoria in Matenano.
Risiedono a Montalto il Preside Governatore con esercizio dello ius sanguinis, un Collegio di Avvocati e Procuratori, un Collegio di Notai Civili e Criminali. È funzionante un'adeguata struttura carceraria, ampliata dall'Abate Federico Borromeo, Inquisitore a Malta e Patriarca di Alessandria, nel 1652.

Sotto il governo napoleonico Montalto è capoluogo di Cantone con Giudicatura di Pace.

Il 30 gennaio 1799 cittadini montaltesi ed altri del contado e terre limitrofe insorgono contro i francesi.

Nel periodo 1814 / 1860 Montalto è sede di Governo Distrettuale comprendente anche i governi di Offida e San Benedetto Benedetto ed esercita giurisdizione giudiziaria, fiscale e finanziaria sui comuni di Capradosso, Carassai, Castel di Croce, Castignano, Force, Montedinove, Patrignone, Porchia e Rotella.

Nel 1905 Muore l'architetto Giuseppe Sacconi, originario di Montalto, noto per essere l'autore dell'Altare della Patria a Roma. Nel 1922 gli viene innalzato un monumento celebrativo in piazza Umberto I, di fronte al Municipio.