Cenni storici
(da "7 Bonfini" di Giulio Amadio, Studio di Propaganda Editoriale Napoli, 1936)
La parrocchia di Patrignone prende il titolo di Santa Maria de Viminatu. Evidentemente nel luogo dove ora sorge il paese cresceva per l'innanzi una vegetazione di basso fusto con prevalenza di vimini. In mezzo a quei vimini era sorta una chiesa dedicata alla Vergine Assunta, e intorno ad essa disposero le loro abitazioni gli abitanti del distrutto Paterniano o Paternione o Patrinione d'oltre Tesino, antenato dell'attuale Patrignone.
Di questo paesetto si trova frequente memoria in documenti farfensi. Nel 1039 Longino d'Azzone donava all'Abbazia di Farfa tutto il territorio che si estende tra l'Aso e il Tronto dalla vetta del monte dell'Ascensione all'Adriatico, con tutti i paesi, chiese, mulini, corsi d'acqua, foreste, diritto di pesca, ecc. "con oltre 40,000 modioli di terra, quanti allora ne comprendeva il patrimonio del monastero di Sant'Angelo presso il fiume Tesino, retto dall'abate Attone" (I. Schuster, L'Imperiale Abbazia di Farfa, Roma, Tip. Poliglotta Vaticana, 1921, p. 184).
Non crediamo che si possa dubitare che il monastero di Sant'Angelo qui nominato sorgesse in territorio di Patrignone, a nord dell'attuale chiesa di San Nicola, e precisamente nella contrada che conserva ancora la denominazione di contrada Sant'Angelo. Evidentemente, con l'andare del tempo i Monaci del detto monastero si ritirarono nell'interno del paese, del quale assunsero la cura d'anime, e al quale diedero per patrono giust'appunto San Michele Arcangelo. È questa la ragione per cui il parroco di Patrignone conserva oggi il titolo monacale di Priore.
Il possesso di Patrignone è riconosciuto ai farfensi in un privilegio concesso ai medesimi dall'imperatore Enrico IV nel 1074. Altro riconoscimento imperiale si legge nel 1118.
Patrignone, che è nominato per primo in questi documenti dei Cesari tedeschi, viene così a far parte del Presidato Farfense, che aveva per capoluogo San Vittoria in Matenano.
Più tardi però, al tempo dei disordini fomentati dall'imperatore Federico II di Svevia, vediamo enumerato questo borgo tra i possessi dei signori di Monte Passillo (presso l'attuale Comunanza), che nel 1249 lo vendettero ad Ascoli. Successivamente questa città lo diede in feudo alla famiglia Bonfini, che edificò il proprio palazzo dirimpetto al palazzo comunale, ma dopo qualche tempo rinunziò alla Signoria.
In una lapide murata a lato della porta gotica del borgo Umberto 1°, e non ancora ben decifrata, si accenna anche al dominio di re Manfredi nel 1262.
Dalle Constitutiones Aegidianes, emanate a Fano nel 1356 dal Card. Egidio Albornoz, liberatore e ricostruttore dello Stato Pontificio, si rileva che Patrignone, ivi chiamato Patregnanum e classificato tra le Civitates Minores, era a quel tempo comune autonomo del Presidato Farfense, la cui sovranità, tuttavia, sul declinare di quel secolo finisce col diventare puramente nominale, per essere sostituita da quella dei Pontefici.
Un breve di Papa Martino V del 1431 parla di devastazioni compiute nel 1420 dai Castignanesi sul territorio patrignonese ad vindictam (per rappresaglia).
Nella 1528 passò da queste parti il Lautrec, diretto con le sue milizie francesi contro il regno di Napoli, e sembra che Patrignone corresse pericolo di essere perlomeno saccheggiato. Fu allora che il paese si elesse a compatrona Santa Apollonia, della quale ricorreva in quel giorno la festa.
Dopo di che, forse, pensavano i nostri antenati a costruire il muro di sbarramento nel lato orientale, a terminarlo col superstite torrione munito di troniere e ad innalzare il torrione al principio del borgo Umberto I°, del quale ora non rimane che la base.
Ma il centro della difesa era il Cassero (nel lato settentrionale), cui nel 1898 si diede il nome di piazza Giacomo Leopardi.
Anche la via del Girone nella parte inferiore del paese fa supporre la preesistenza in quel luogo del Girone (o Rocca), ultimo propugnacolo che rimaneva ai borghigiani, quando fossero state espugnate le mura castellane.
Sulla fine del secolo XVI questa borgata, che aveva cambiato il titolo di Castello (Castrum) in quello di Terra, fece parte del nuovo Presidato che Sisto V istituì il 13 dicembre 1586, facendone capoluogo Montalto, e che Napoleone poi abbattè per sempre, come aveva abbattuto per sempre il Sacro Romano Impero.
Finalmente, dopo l'annessione delle Marche al Regno d'Italia, Patrignone fu privato dell'autonomia comunale e ridotto a frazione del Comune di Montalto.
Ecclesiasticamente questa parrocchia dipese dall'Abbazia (nullius dioecesis) di Farfa, dalla quale passò alla nuova diocesi di Ripatransone eretta da S. Pio V nel 1571, per essere poco dopo aggregata all'altra nuova diocesi di Montalto, creata da Sisto V nel 1586.
Nel rinascimento Patrignone raggiunse il massimo del suo splendore, generando una illustre tradizione culturale che annovera i nomi famosi di Antonio Bonfini (umanista, trasferitosi alla corte ungherese di Mattia Corvino, autore della prima storia sull'Ungheria), Ottaviano Umili (giurista, maestro del Papa Sisto V), Desiderio Bonfini (scultore). Martino e Giacomo Bonfini (pittori), Francesco e Giacomo Agnello (pittori).
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