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Museo Sistino Vescovile

Presso il Palazzo del Seminario Vescovile è allestito uno dei Musei Sistini del Piceno che raccoglie vari capolavori dell'arte sacra dell'intera diocesi. Su tutti il reliquiario di Sisto V, capolavoro assoluto di arte orafa tardo gotica francese dei secoli XIV-XV.
L'opera è una tavola in argento dorato composta da figurazioni in smalto, cammei e pietre preziose: rubini, zaffiri e perle. Esso contiene, conservate all'interno di scomparti, rare reliquie di San Paolo, Santo Stefano, San Pietro martire, San Luca evangelista, San Tommaso e Santa Lucia, oltre ad una scheggia della reliquia della vera croce di Cristo.
Il museo di Montalto è costruito intorno a questo capolavoro assoluto, ma custodisce moltissime altre importanti e spesso assai preziose testimonianze della vita religiosa e artistica del Piceno dal Trecento all'Ottocento.

Nusei Sistini L'insieme dei Musei Sistini del Piceno costituisce un articolato circuito museale che comprende anche le sedi di Castigano, San Benedetto del Tronto, Grottammare, Ripatransone, Comunanza, Rotella e Monteprandone.
La denominazione "Sistino" è dovuta al nome di Papa Sisto V, al secolo Felice Peretti, originario di Montalto e illustre personalità che con la sua forza e la sua determinazione cambiò per sempre il volto di Roma e segnò indelebilmente il destino della sua patria carissima, Montalto.

Il percorso di visita delle sale del Museo ha inizio con l'esposizione di due tele rappresentanti rispettivamente Sisto V assiso sul seggio papale con un'espressione di autorevole severità e Papa Pio VIII, il marchigiano Francesco Saverio Castiglioni originario di Cingoli (vicino Macerata) e vescovo della Diocesi di Montalto dal 1800 al 1816.
Quest'ultima tela, riferibile alla prima metà dell'800, di squisita e raffinata fattura, risulta arricchita dai preziosi dettagli del fiammeggiante velluto rosso e dei ricami che decorano le vesti del papa. Accurata e veritiera risulta la resa dell'incarnato delle mani e del volto del pontefice ad indicare una mano pittorica particolarmente felice. Pio VIII è rappresentato qui con i volumi e i libri della sua ricca biblioteca a testimonianza della sua profonda e complessa erudizione.

Nella stessa sala e nelle due successive è esposta, all'interno di grandi teche, la ricca e sontuosa collezione di paramenti sacri appartenuti ai vescovi della Diocesi di Montalto a partire dalla sua istituzione ad opera di Sisto V, nel 1586, fino alla seconda metà del secolo scorso.
Le teche conservano pianete, manipoli e grandiosi piviali in seta laminata in oro e argento, decorati con pregiati motivi floreali in seta policroma e fili d'oro.
Da segnalare il sontuoso piviale seicentesco del Vescovo Paganelli (1673 – 1710) in seta viola in gros de Tours, laminato in oro con stemma in seta policroma, e ancora il ricco corredo del vescovo Francesco Saverio Castiglioni futuro Pio VIII papa (dal 1929 al 1830) comprendente pianeta, stola, manipolo e la mitria in seta laminata in oro.

Desta curiosità un plastico in legno intagliato dipinto e dorato con decorazioni in stucco raffigurante la Santa Casa di Loreto. L'autore di questo complesso scultoreo è Sebastiano Sebastiani che lo realizzò nel 1626 appositamente per la Cattedrale di Montalto.
Si tratta di un tipico simulacro processionale molto diffuso nella pietà popolare tra Seicento e Settecento. La struttura presenta sulle pareti esterne semplici figurazioni di gusto devozionale rappresentanti in bassorilievo l'Annuciazione e la Madonna lauretana, il cui culto è particolarmente diffuso nella zona data la vicinanza con santuario.

Proseguendo la visita, è possibile ammirare il corredo liturgico del Cardinal Sacconi, vescovo di Montalto nella prima metà del 1800. La collezione comprende numerosi pezzi tra cui vasi per oli sacri con vassoio, brocca e bacile, un campanello, la palmatoria tutti in argento dorato e un pregiato calice decorato con pietre preziose.

La sala seguente, dedicata al vescovo Amadio, ultimo rettore del Seminario vescovile, conserva due imponenti pale d'altare di artisti ignoti provenienti dalla Cattedrale.
La prima, databile alla fine del '500, è la copia di un opera del Correggio, La Madonna di San Giorgio del 1530, oggi conservata a Dresda presso la Gemaldegalerie. Il quadro, in olio su tela, rappresenta la Madonna con il bambino in trono circondata da quattro santi. A sinistra si trova San Giovanni battista e san Gimignano; a destra stanno S. Pietro martire e San Giorgio sotto il cui piede, in primo piano, è rappresentato l'orrida testa del drago sconfitto. L'intera scena si svolge nello spazio chiuso di una cappella riccamente e scenograficamente arredata con fiori e ghirlande.
La seconda tela, databile alla prima metà del 1600, rappresenta La Madonna con San Michele Arcangelo e San Francesco. Essa presenta un impianto compositivo tipicamente barocco determinato da abilissimi e ricercati effetti luministici e da un'impostazione teatrale e drammatica delle figure sulla scena. Particolarmente felice la figura del santo guerriero (San Michele) che trafigge il demonio disteso a terra in una smorfia di dolore quasi beffarda. Solo accennata la figura di San Francesco alla destra della Vergine.

La sala successiva è dedicata all'oreficeria marchigiana dei secoli tredicesimo e quattordicesimo. Si segnalano una croce astile di bottega ascolana del 1526 in argento sbalzato, inciso, cesellato, dorato proveniente dalla chiesa di Santa Maria in Viminatu di Patrignone; un reliquiario a foggia architettonica del 1500 contenente le reliquie della vera croce di Cristo, opera dell'orafo ascolano Alessandro di Paolino di Francesco, in rame fuso, sbalzato, cesellato e dorato con decorazioni in smalto traslucido proveniente da Force; ancora una croce astile del 1513 in argento sbalzato appartenuta al monastero farfense di San Salvatore; si segnala infine una suggestiva croce reliquiario astile realizzata in lamina d'argento dorato con decorazioni in cristallo di rocca e ambra realizzata da una bottega ascolana nel 1454 per la Cattedrale della Vergine Assunta di Montalto.
Tutti i pezzi sono stati recentemente restaurati dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

Il percorso espositivo prosegue nella sala successiva con la pala d'altare del pittore cinquecentesco Vincenzo Pagani rappresentante la Madonna con bambino e i santi Giuliano, Sebastiano e Giovannino, olio su tela originariamente nelle chiesa di Santa Maria ad Collem di Montalto.
Vincenzo Pagani è una complessa figura d'artista: nato a Monterubbiano nel 1490, la sua prima formazione pittorica avviene nella bottega del padre Giovanni, anche lui pittore, dove si respirava ancora una cultura di derivazione crivellesca evidente in molte opere del primo periodo. Precocemente però l'artista rivela alcune ascendenze culturali in linea con le innovazioni pittoriche rinascimentali e alle asprezze dei modi quattrocenteschi si sostituisce un addolcirsi delle forme che gli viene dalla conoscenza della pittura umbra e dell'arte di Lorenzo Lotto. Più tardi Pagani risente come altri artisti marchigiani, tra cui Cola dell'Amatrice, della cultura di Raffaello conosciuta forse in un viaggio in Umbria.
Nella pala di Montalto è evidente la ripresa dei modi figurativi tipici della pittura del primo Raffaello: la sobria monumentalità delle figure, il paesaggio naturalistico sullo sfondo e la posizione della vergine assisa sul trono ne sono una innegabile testimonianza.

Segue la pala di seicentesca, della Crocefissione opera di Martino Bonfini di Patrignone, un olio su tela provenente dalla chiesa di Santa Maria in Casalicchio di Montemonaco.

Stemma Sisto V Giunti a questo punto del percorso, si aprono le sale dedicate a Sisto V, che contengono le preziose opere donate dal papa alla città di Montalto come preziosa eredità da conservare nel tesoro della cattedrale da lui fatta edificare all'inizio del pontificato.

Nelle teche della prima sala si trovano conservati una croce astile, un turibolo, una navicella per incenso tutti in argento cesellato e sbalzato fatti realizzare dal papa alla fine del 1500 da prestigiose botteghe orafe romane.

Oltre a preziosi paramenti pontifici (pianete, stole, ...), si può ammirare il sontuoso paliotto in raso di seta ricamato con tecnica or nuè (oro nascosto), nella cui parte centrale è ricamato lo stemma di Sisto V che caratterizza tutti i paramenti pontifici esposti.

Lo stemma è costituito da un leone rampante, che regge nella zampa un ramo di pere, attraversato da una fascia trasversale di colore rosso con la stella cometa a otto punte e tre colli. Sono questi tutti riferimenti simbolici che il papa scelse in riferimento alla sua persona.

La sala conserva inoltre un raro e antico Crocifisso ligneo dipinto della metà del XIII, in tempera su tavola, proveniente dalla chiesa del Convento di San Francesco alle Fratte di Montalto.
Il convento, risalente al XIII secolo, nacque insieme ad altri conventi piceni in seguito ai primi momenti della vita francescana locale. Fu in questo convento che Felice Peretti, futuro Sisto V, studiò e prese i voti.
Il complesso venne soppresso in epoca napoleonica e poi ancora dopo l'unità d'Italia, quindi di nuovo riaperto all'inizio del secolo scorso.
A partire dal 1934 cessò definitivamente di ospitare ogni presenza religiosa e tutte le opere in esso contenute, compreso il presente Crocifisso, vennero lasciate nella più totale incuria; questo spiega lo stato di grave conservazione dell'opera.

Il crocifisso testimonia la rivoluzione spirituale e artistica che avvenne nel XIII nell'iconografia della Croce: il cristo trionfante dei secoli XI e XII si trasforma in Christus patiens, un Cristo sofferente che reclina la testa, chiude gli occhi, contrae i muscoli del volto in una smorfia di dolore.
Il cambiamento fu dovuto in gran parte agli influssi sulle arti figurative della cultura francescana interessata all'esaltazione dell'umanità del Cristo visto nella sua dimensione più realistica di uomo sofferente.
I numerosi Crocifissi sofferenti presenti nelle Marche, provenienti in gran parte dai conventi francescani, appaiono uniformati ai caratteri dell'arte umbra.
Il Crocifisso di Montalto è infatti attributo ad un artista dell'area umbro-spoletina, un certo Petrus, e si segnala per la commossa delicatezza degli stilemi che definiscono l'esile ed elegante figura di Cristo.
Di particolare suggestione l'aureola a disco in rilievo e gli alveoli circolari scavati nel legno, in origine foderati di lamine in oro e argento in conformità con una tecnica decorativa molto praticata nell'oreficeria altomedioevale.

Nel corridoio che precede l'ultima sala è esposto uno dei manufatti più preziosi conservati nel Museo Sistino. Si tratta di una splendida croce astile in lamina d'argento dorato decorata con raffinati smalti traslucidi, realizzata nella prima metà del 1400 dal celebre orafo ascolano Pietro Vannini, artista di formazione veneziana che realizza, tra gli altri, il braccio reliquiario di Sant'Emidio, oggi esposto presso il Museo Diocesano di Ascoli Piceno.

Reliquiario con Imago pietatis e storie della Passione Infine si accede alla sala più attesa dall'intero Museo, quella che conserva il celebre reliquiario di Sisto V. In un'atmosfera resa ancor più suggestiva dalle luci soffuse e dalla presenza del magnifico piviale sistino in raso di seta rosso con ricami in fili d'oro, il reliquario si presenta al visitatore in tutto l'inalterato splendore dell'oro, dell'argento, degli smalti, delle pietre preziose e delle perle.

Il reliquario fu realizzato con una raffinatissima tecnica decorativa molto in voga nelle botteghe orafe francesi del XIV secolo ossia la manifattura en ronde-bosse, che tecnicamente si distingue per la pasta vitrea stesa su oggetti dalla superficie tendenzialmente curva (soprattutto figure di uomini e animali), che indurendosi riveste l'oggetto di una bellezza spesso stupefacente, dando quasi l'idea di una porcellana.

La preziosa tavola, in argento dorato, presenta nella faccia anteriore, al centro, un Angelo che regge il Cristo morto, in alto l'Eterno Padre circondato da angeli, nei medaglioni laterali scene raffiguranti la Crocifissione e il Cristo flagellato, in basso la Deposizione.

L'aggiunta delle preziose reliquie dei martiri si deve ad un adattamento in epoca successiva del manufatto, operato presumibilmente da papa Paolo II, che volle così trasformarlo in oggetto di devota venerazione.

La visita al Museo si conclude nel lungo corridoio che conduce all'uscita dove sono esposti, quasi a simulare le antiche quadrerie settecentesche, le tele rappresentanti tutti i vescovi della Diocesi di Montalto a partire dalla sua prima istituzione nel 1586. Tra questi ricordiamo, oltre al già citato Francesco Saverio Castiglioni futuro papa Pio VIII, Monsignor Francesco Antonio Marcucci (vescovo dal 1770 al 1798) fondatore dell'ordine delle Concezioniste.

Indirizzo
Palazzo del Seminario
Piazza Sisto V, 1
Tel. 0736 828688
http://www.museisistini.it
Orario di apertura
dal 17 al 30 giugnosabato e domenica
15,30–19,30
dal 1 luglio al 31 agostotutti i giorni
15,30–19,30
dal 1 al 17 settembresabato e domenica
15,30–19,30